Giorno 1
Dai, lo so io
e lo sai anche te che stai leggendo; esistono solo due motivi per andare cinque
giorni ad Amsterdam ed entrambi, in Italia, non sono legali.
Vero, ma se
proprio devi raccontarlo alla mamma di dove stai per andare allora forse è
meglio trovare qualche ragione alternativa per spiegare le motivazioni del tuo
viaggio e ti assicuro che non sono difficili da trovare.
Se hai bisogno
di staccare qualche giorno in estate allora ti serve un posto fresco per
sfuggire all’afa quindi bisogna andare a Nord, serve una città piccola perché i
giorni sono pochi, non troppo caotica, magari con poco traffico, facile da
girare con mezzi alternativi come la bici…
Scusa, ma se
ti do questi indizi a te, che città viene in mente?!
E se non ti
ho ancora convinto delle mie buone intenzioni ti dico subito che la meta è
stata una idea di Renata, la mia compagnia, quindi basta pensar male e continua
a leggere senza malizia.
Troviamo una
offerta con partenza da Milano – Malpensa, uno di quei voli che capisci subito
perché costano poco, chi vuoi che parta alle 6,40 del mattino per Amsterdam se
non i giovani che hanno il fisico per farlo? Perché i giovani non hanno soldi
ma sono flessibili per natura, pronti quindi a comprare quelle offerte dagli
orari improbabili.
Malpensa è
uno di quegli aeroporti che, non si sa come, si allontanano ogni volta che devi
raggiungerli, spostandosi sempre più al confine con la Svizzera.
Decidiamo
quindi di partire la sera prima e dormire una notte in un piccolo albergo a
Lonate Pozzuolo, lasciare l’auto in un parcheggio privato e farci portare in
aeroporto con le navette messe a disposizione dal parcheggio stesso.
Di fatto, sommando
i costi di benzina + autostrada + albergo + parcheggio se avessimo noleggiato
uno yacht da 50 metri con equipaggio, per 6 mesi, avremmo comunque risparmiato…
L’albergo è
molto losco e frequentato da coppie ancor più losche e clandestine ma è carino
e non possiamo certo dire che la nostra presenza lo elevi a ranghi superiori,
anzi…
La mattina
dopo sveglia alle 4,30, l’aeroporto è vicino ma l’imprevisto è sempre dietro
l’angolo e preferiamo prenderci con largo anticipo.
Arrivati
all’imbarco la scena che ci si presenta è a dir poco inquietante: i desk della
nostra compagnia aerea non sono divisi per destinazioni e la gente si accalca e
si ammucchia.
Tra spintoni
e insulti, bimbi urlanti, furbetti che cercano di passare avanti, comitive in
clamoroso ritardo che imprecano, strepitano e implorano di poter saltare la
fila la situazione degenera tra il tragico e il ridicolo.
L’unica nota
positiva è che noi siamo in anticipo e possiamo “gustarci” la scena con
impassibile distacco.
Amsterdam ci
accoglie in un clima freddo e piovoso che si schiarirà al nostro arrivo.
Il viaggio in
treno dall’aeroporto al centro conferma lo stereotipo del turista medio diretto
ad Amsterdam, circondati da un pubblico compreso tra i 18 ed i 35 anni, per lo
più di sesso maschile, felicemente fidanzato al momento della partenza,
decisamente single al momento dell’arrivo in terra olandese, amante della birra
e dei piaceri della vita in generale.
Tra tutti,
noto un gruppo di cinque ragazzi che erano nostri vicini di sedile in aereo, a
cui non mi resta che augurare possano trovare quello che cercano da questa
vacanza.
La stazione è
davvero ben tenuta e relativamente grande in rapporto alla città. Subito fuori,
colpisce l’enorme parcheggio per biciclette, uno dei più grandi che abbia mai
visto.
Se già è
difficile ritrovare la tua auto quando la lasci al supermercato come si fa a
ritrovare una bici in un parcheggio multipiano di queste dimensioni?
Mi avvio
verso l’albergo eroso da questo dubbio ma la nostra sistemazione mi piace a tal
punto da farmi dimenticare qualunque pensiero.
Pulito,
meravigliosamente arredato, con una splendida vista; davvero un ottimo affare.
Il tempo di
sistemarsi e ci avviamo a scoprire il centro, non prima di aver sfamato la
donna nel primo locale che trovo.
Iniziamo a
girare senza meta per le stradine vicino all’albergo tanto per orientarci e
gustarci la città, senza fretta e senza pretese.
Capisco
perché Amsterdam sia soprannominata “la Venezia del nord” ma, resti tra me e
te, Venezia è molto più caratteristica. Certo ci sono i ponti, ci sono i
canali, c’è anche qualche gondola, ma il fascino triste e romantico del
capoluogo veneto rimane ineguagliabile.
In compenso
Amsterdam è più pulita, per bere un caffè non serve accendere un mutuo e i
piccioni non pensano che tu sia un distributore di merendine che funziona a
beccate o, peggio, un wc pubblico.
Ci sono i
canali, ci sono le bici, ci sono i fiori, per ora Amsterdam è esattamente come
si vede nelle cartoline.
Non abbiamo
ancora visto i mulini, le donne in vetrina e i coffe-shop ma per quello c’è
tempo, siamo solo al primo giorno.
Giorno 2
Il secondo
giorno ci accoglie con un bel sole e una temperatura piacevole. Meglio
approfittarne e salire sul primo treno per Rotterdam.
Arrivati, il
tempo è cambiato di nuovo, le nuvole sono pesanti e minaccia di piovere.
La città è
moderna ma un po’ caotica. Ci dirigiamo al porto ma la passeggiata è più lunga
dl previsto. Il tempo promette pioggia e decidiamo di avviarci verso la
stazione anche perché abbiamo in programma di fermarci in altre due piccole
cittadine prima di tornare ad Amsterdam.
E qui succede
il primo, vero, grosso inconveniente che mi sia mai capitato in vacanza.
Che rumore
pensi possa fare la tua compagna mentre cade dalle scale?! Se non te lo sei mai
chiesto ti rispondo subito: un tonfo sordo, profondo, che riecheggia per
qualche secondo tra le pareti di un sottopasso seguito da un urlo di dolore.
Renata mette
male un piede e si fa gli ultimi cinque gradini della scalinata di faccia,
atterrando fortunatamente sullo zaino.
Ammetto di
essere un filino catastrofista e penso subito al peggio, come quelle puntate di
E.R. dove la paziente entra con un leggero mal di testa ed esce… morta…
Non so perché
ma uno dei primi pensieri che mi è passato per la testa è stato quale
giustificazione trovare con i genitori di lei: “lo so, avete ragione, vi avevo
promesso che ve la riportavo tutta intera, ma purtroppo una gamba è rimasta a
Rotterdem”…
O peggio: “Ma
no signora, lei ricorda male, quel taglio in fronte ce lo ha sempre avuto sua
figlia”…
Che strani
pensieri passano per la testa nei momenti di difficoltà. Mentre ragionavo su
tutto questo davo una mano a Renata a rialzarsi; lo zaino aveva attutito la
caduta; la testa non presentava tagli e, la gamba non era rimasta sulle scale
ma la caviglia era malconcia.
Accidenti che
paura!
Denigravo
sempre i viaggi organizzati ma ora che era successo un incidente stavo
realizzando che se fossi stato con una guida avrebbe fatto…
Beh… uhmm…
Avrebbe
potuto…
Si insomma…
Cavolo non
sarebbe cambiato un accidente… avrebbe detto di rialzarsi, che nessuno si era
fatto male e di proseguire la visita che mancavano ancora migliaia di posti da
vedere.
Forse era
andata meglio così.
Zoppicante e
dolorante riusciamo comunque a raggiungere la stazione anche se non vediamo
l’ora di andare via da questa città.
La mia
compagna di viaggio insiste per fermarsi a Delft, una graziosa cittadina, a
metà strada tra Rotterdam ed Amsterdam nella quale trascorriamo qualche ora a
fare foto e controllare se la caviglia è ancora attaccata.
Troviamo
anche un bel mulino che fa tanto “Amsterdam” ma decidiamo di rientrare in
albergo quando, riguardando le foto, ci accorgiamo che Renata pende
costantemente dal lato della caviglia che si è storta.
Decidiamo
quindi di comprare qualcosa in farmacia, prendere un cinese da asporto e
concludere la serata in camera guardando una puntata della signora in giallo in
olandese. Non proprio quello che ci si aspetta da una folle nottata in una
delle città più trasgressive d’Europa ma ogni serata è divertente e
trasgressiva se trascorsa con la persona giusta.
Giorno 3
La caviglia
di Renata è gonfia e dolorante ma più o meno riesce a stare in piedi…
certo tutti
quei ponti…
Sarà dura…
Chissà...
forse se la porto in un coffe shop potrei aiutarla a dimenticare il dolore…
Magari questa
sera, vedremo…
La mattina
passiamo per il Nemo, il più grande centro scientifico dei Paesi Bassi e ci
gustiamo una visuale della città dall’alto. Ci avviamo poi verso il museo
ricavato da quella che è stata la casa di Anne Frank.
Tappa
obbligata, in forte contrasto con la spensieratezza che viene in mente da una
vacanza in questa città, esperienza che consiglio vivamente.
Tra la visita
alla casa e la caviglia di Renata malconcia decido di rendere il tono del
pomeriggio più allegro puntando sul primo coffe shop che troviamo.
Sembra un bar
solo che, al balcone, invece di un caffè ci si fa una canna. La gente dentro è
tranquilla, i pochi avventori sono intenti a rilassarsi e tutto risulta fatto
con naturalezza.
Gli unici
realmente fuori posto siamo noi, turisti alla ricerca della trasgressione
forzata, perché qui si viene per questo e perché così fan tutti e quindi
dobbiamo provarlo pure noi…
Non capisco
un acca del listino, ci sono solo i prezzi e la quantità…
Oh mamma...
ma qui è come all’Ikea… La canna te la devi costruire…
E come cavolo
si fa?
E poi quanta
roba ci devo mettere dentro?
10, 20, 50
grammi?!
Che cavolo...
io volevo solo farmi un tiro non tornare a casa con la “Maria” nelle mutande
perché non sono riuscito a fumarmela tutta…
Fortunatamente
il gentile gestore ci toglie dall’imbarazzo e ci consegna una sigaretta già
confezionata da fumare in due…
“Grazie
gentile gestore, senta adesso non è che avrebbe anche l’accendino?”
Dallo sguardo
truce con cui mi guarda deduco che è meglio se, per accenderla, mi arrangio…
Insoddisfatti
dal momento trasgressione decidiamo che dobbiamo divertirci anche con l’altro
grande must di questa città.
Non scegliamo
una donna in vetrina ma andiamo al Casa Rosso, storico locale di strip nel
cuore del “Red light district”.
35 euro per
un’ora di spettacolo, molto spinto ma mai volgare, fatto con gusto e molta
ironia.
Giorno 4
Cosa non si
deve fare quando si ha una caviglia dolorante? Andare in bici!
Detto fatto…
la mattina del quarto giorno noleggiamo due bici per andare al museo Van Gogh,
dall’altra parte della città rispetto al nostro hotel.
Come i coffe
shop e gli spettacoli di strip, le bici sono un must ad Amsterdam e noi,
turisti forzati del divertimento, vogliamo provare tutto.
Non bici
qualunque, ma quelle con il freno a contro pedale, ossia il modo migliore per
farsi arrotare da un tram al primo incrocio o azzoppare qualche anziano
olandese intento ad attraversare sulle strisce.
Il museo
dedicato al grande pittore olandese merita i soldi del biglietto.
Spuntato di
nuovo il sole andiamo a fare due passi lungo il Vondelpark, un meraviglioso
parco, ricco di verde, maniacalmente curato, per poi proseguire verso
Rijksmuseum dove si trova la famosa scritta I amsterdam e pedalare, quindi,
verso il Magere Brug poco distante, sempre in sella alle nostre pericolosissime
bici…
beh… noi
eravamo pericolosissimi in bici, non era certo colpa del mezzo…
Giorno 5
Al pomeriggio
abbiamo l’aereo che ci riporterà a Malpensa quindi, ci manca solo l’ultima
trasgressiva esperienza da fare tipicamente locale: il mercato dei fiori.
Una via piena
di negozietti che costeggiano un canale dove si possono comprare fiori di ogni
genere.
Siamo pronti
al ritorno: una vacanza con un piccolo imprevisto, fortunatamente risoltosi
senza problemi, trasgressiva solo se lo si desidera, altrimenti si può godere
un atmosfera ordinata e pulita, con scorci suggestivi e romantici.
Oh, quasi
dimenticavo: in aereo ci imbattiamo nella compagnia di cinque ragazzi trovati
alla partenza. La loro si, deve essere stata una vacanza all’insegna del
divertimento e dell’eccesso. Occhio spento, nessuno parla, hanno gli stessi
vestiti di quando sono partiti e, adesso che ci penso, sono solo in quattro…
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