Avete mai
avuto la sensazione, appena arrivati in una città straniera, di sentirvi a
casa?
Una specie di
déjà vu di un posto dal quale siete mancati per tanto tempo, ma adesso che
siete tornati lui è rimasto lì, ad aspettarvi, come un cane fedele, rimanendo
uguale a quando lo avete lasciato?
Non mi viene
in mente un paragone migliore per descrivere la prima impressione che ho avuto
arrivando a New York.
Erano passate
circa 12 ore da quando avevo lasciato casa e, in compagnia di Renata, avevo
fatto il mio primo viaggio intercontinentale.
Cavolo… ho
scritto intercontinentale… a dirla così sembra un viaggio di star-trek nel
profondo iperspazio, in realtà, un viaggio intercontinentale, per un turista
pigro e timoroso degli aerei come me, è più che altro una gran seccatura.
Scalo a
Londra, controllo passaporti con relativa perquisizione, partenza con decollo
avventuroso causa tempo infame, sette ore di film orripilanti e di nuovo
controllo dogana con scannerizzazione di iride, impronte digitali e domande su
cosa diavolo ci faccio qui cosa che, in quel preciso momento, stanco del
viaggio, effettivamente mi domandavo pure io…
Eppure, su
quel taxi giallo che ci stava portando, in una calda serata di agosto,
dall’aeroporto al nostro appartamento di Manhattan, seppur stanco, ero felice.
Talmente
felice che, alle 11 di sera, col fuso orario e 12 ore di viaggio, messe giù le
valigie, eravamo già fuori, per le vie attorno al nostro alloggio a vedere la
città, e qui la sensazione di cui vi parlavo all’inizio.
Un posto
familiare, forse per colpa o per merito dei mille e più film visti in tv e qui
ambientati, ma sembrava di aver ritrovato un vecchio amico. Uno di quegli amici
che non vedi per anni ma che, appena ritrovi, cominci a parlare come se fossero
passati due giorni dall’ultima volta che vi siete incontrati.
New York è
così, un vecchio amico che ti aspetta a braccia aperte desideroso di
raccontarti cosa ha fatto mentre te non c’eri perché impegnato nella tua vita
“all’estero”.
Voglio essere
sincero, sono passati quattro anni e non ricordo, in ordine giorno per giorno,
cosa abbiamo fatto e visto, ma ricordo bene la piacevole sensazione di essere
nel posto esatto in cui volevo stare e, perché no, vivere per qualche tempo.
E’ difficile
scrivere di New York perché, se è vero quello che ho detto all’inizio del
racconto, e cioè che in questo posto ci si sente come a casa, è anche vero che,
di casa tua, cosa vuoi scrivere se non che ci stai bene?
Dieci giorni
non sono bastati a vedere tutto ma, se anche avessimo visitato tutte le
attrazioni, ancora avrei voluto rimanere qualche altro giorno per il gusto di
vivere più a fondo la città.
Cosa posso
consigliarti che una buona guida non possa dire meglio di me?
New York va
vissuta più che visitata, magari alloggiando in un appartamento per poter
tornare a casa la sera e farsi da mangiare guardando la tv, proprio come
faresti nel divano di casa tua.
No aspetta,
forse un consiglio posso dartelo: vivila ogni giorno in maniera differente...
New York - 10
modi di visitarla in 10 giorni
Il primo
giorno fai il turista, il turista classico, quello con gli occhi sempre puntati
verso il cielo per guardare quanto sono alti gli edifici e divertiti a scrutare
tutte quelle persone che corrono avanti e indietro con un bicchiere di caffè in
mano, chiedendoti dove andranno così di fretta, se stanno correndo realmente da
qualche parte o il loro compito è quello di essere dei figuranti assunti dalla
grande mela per fa si che risulti viva e frenetica.
Stupisciti a
guardare la città dall’alto dell’”Empire” o dal “Top of the Rock” e perditi tra
i meandri di Central Park.
Il secondo
giorno rimani un turista ma questa volta un turista culturale approfittando
dell’infinita offerta di musei che la città mette a tua disposizione. Poi, alla
sera, placata la tua fame di cultura, fatti un giro a Times Square e riempiti
gli occhi delle mille luci sprigionate dalle insegne di questo incrocio di
strade.
Il terzo
giorno vivila come se fossi in tv e rimani stupefatto di questo gigantesco set
a cielo aperto, passando per la casa di “Friends”, la caserma dei
“Ghostbuster”, entrando a fare shopping da Tiffany, arrivando alla casa della
protagonista di “Sex and the city” o qualunque altro film o serie tv ti abbia
appassionato negli anni.
Il quarto
giorno vivi da americano e passalo mangiando qualunque cosa ti capiti a tiro, a
partire dalla colazione, sempre troppo abbondante, passeggia con un caffè
bollente in mano anche se non hai bisogno di bere nulla, fermati a mangiare un
mini hot dog al costo di un dollaro all’angolo tra una street ed una avenue,
mangia un hamburgher in una delle decine di catene a tua disposizione, fatti un
altro caffè digestivo dopo pranzo, ma per renderlo americano aggiungici della
panna o del caramello.
Verso le 17
non farti un tè ma mangiati un altro mini hot dog spendendo il solito dollaro e
alla sera scegli un cibo etnico, non importa cosa o dove. E ricordati la
mancia, qui, non è una cortesia, è un dovere.
Il quinto
giorno il tuo stomaco e il tuo fegato ti ricorderanno che sei italiano e che,
anche loro sono in vacanza, quindi prenditela comoda e rilassati a Central
Park, se poi, a differenza di me, sei un po’ sportivo potresti fare una
corsetta lungo il perimetro del lago al centro del parco con le cuffie e la
musica giusta.
Il sesto
giorno la città la consoci e puoi permetterti di perderti tra i suoi meandri
magari come abbiamo fatto noi, un caldo pomeriggio di fine estate, quando,
passeggiando senza meta arriviamo prima al Riverside Park e poi, continuando la
passeggiata lungo l’Hudson River, rientriamo all’altezza della 23° street e,
notata per caso una scalinata, scopriamo la high line, una ex linea della
metropolitana sopraelevata, oggi adibita a giardino e passeggiata, che ci
gustiamo mentre il sole tramonta.
Il settimo
giorno torna a fare quello per cui sei qui e cioè il turista e visita Lady
Liberty concedendoti un giro sul battello dal quale ammirare Battery Park e una
nuova angolazione dello skyline di Manhattan. Goditi per qualche minuto la
tranquillità dell’isola a sud della metropoli e divertiti a cercare il cognome
dei tuoi avi tra tutti gli emigranti che sono passati di qua in cerca di
fortuna.
Tornato sulla
terra ferma passa per Wall Street e cerca di carpire i grandi segreti della
finanza, se non altro per trovare il modo di ripagarti la vacanza.
L’ottavo
giorno, se puoi o se vuoi, scappa dalla città e concediti un giro a Coney Island. Ti basta un biglietto della metro e qualche fermata di viaggio.
Un parco giochi, un molo, una spiaggia e l'oceano. Il mare della Grande Mela per tutti i suoi abitanti e per qualche turista accaldato.
Mangia un hot dog da Nathan, fatti un giro in giostra e poi rinfrescati con un bel bagno. Non necessariamente in quest'ordine, ma questo è un consiglio di un viaggiatore pigro dallo stomaco delicato...
Un parco giochi, un molo, una spiaggia e l'oceano. Il mare della Grande Mela per tutti i suoi abitanti e per qualche turista accaldato.
Mangia un hot dog da Nathan, fatti un giro in giostra e poi rinfrescati con un bel bagno. Non necessariamente in quest'ordine, ma questo è un consiglio di un viaggiatore pigro dallo stomaco delicato...
Al nono giorno non
farti vincere dalla tristezza del ritorno e dimostra a tutti che, ormai, N.Y.C.
la conosci. Torna con calma nei luoghi che, per qualsiasi motivo, ti sono
piaciuti: il tuo ristorante preferito, in quel bel negozietto dove servono i
donuts come piacciono a te o magari quello Starbucks dove non storpiano il tuo
nome quando ti consegnano il caffè da asporto.
L’ultimo
giorno salutala come faresti con un vecchio amico, ma senza tristezza, perché
tanto, lo sai, che prima o poi vi rincontrerete.
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